Site icon Isola di Fuerteventura

“Tempi” da isola

fuerteventura

Fuerteventura, “tempi” da isola

Di Graziana Morcaldi.

Pomeriggio libero, raro e prezioso, e clima incerto. Si potrebbe gironzolare nei bar e passeggiare sull’Avenida Maritima. Di certo non è tempo di bagni, ma siamo su un isola. In un ora potrebbe cambiare tutto. Pensiamo ad adesso pero’, qualcuno ha addirittura messo su il cappello di lana. Sono le 14:00 di un lunedì di dicembre, e il cielo è un pasticcio di colori e forme.

Se mi volto verso Est, sull’isolotto di Lobos splende il sole e il cielo azzurro è macchiato appena da nuvole bianche e innocue. Viene quasi voglia di accarezzarle. Verso Nord-Ovest nuvole nere e minacciose si avvicinano a gran velocità. Sono nuvole cariche di pioggia, ma ci sfiorano senza toccarci e dal porto vanno verso il mare aperto, dove i surfisti con le loro tavole cavalcano le onde. Ecco che li raggiunge e inizia a piovere sulle loro teste, ma l’adrenalina è talmente forte che nemmeno se ne accorgono. Verso Sud è sereno. Ci dirigiamo dunque verso Sud, la parte alta di Corralejo. Attraversata la zona del Mercadona inizia il nulla dei grandi spazi aperti, tipici di Fuerteventura. Puntiamo al vulcano. Sono con un amico e nessuno dei due deve tornare a lavoro, dunque il tempo (quello del trascorrere delle ore perlomeno) ci gioca a favore.

 

Programma: arrampicata sulla cima del vulcano da Ovest, ridiscesa a Est seguendo in direzione del deserto fino alle dune e dritti verso l’oceano.

Cominciamo l’arrampicata. Il vento è violento e stiamo attenti a non perdere l’equilibrio, perché il sentiero è ripido e sdruccioloso. Manteniamo l’equilibrio camminando mani e piedi. Raggiunto la vetta del vecchio vulcano, ennesimo scherzo del tempo. Il vento si ferma completamente. Siamo nel punto più alto e non c’è vento. I paradossi dell’isola. E’ uscito anche il sole, che diretto verso il Cotillo era coperto da quei grossi nuvoloni neri, che facendo un giro strano erano andati dritti verso i surfisti. A proposito di quei nuvoloni, si sono già persi all’orizzonte e i surfisti sono sempre in acqua.

La vista dalla cima è incantevole, tre isole nello stesso campo visivo. Da Fuerteventura ho di fronte a me, vicinissime, Lobos e Lanzarote che si sovrappongono. Sembra si abbraccino. Chi non conosce questa terra, potrebbe pensare si tratti di una sola isola, ma più si va verso Corralejo Nord più le due isole si staccano e si riappropriano della propria identità. Dalla NorthShore, per esempio, guardi Lanzarote a sinistra e Lobos è alla tua destra. Affascinante come un’illusione ottica.

La ridiscesa è tutt’altro che semplice. Il sentiero e’ ancora piu’ ripido a Est e la pietra vulcanica è così secca per via del sole che si sgretola sotto i nostri passi. Dopo essere caduta un paio di volte, resto a terra e scivolo con il sedere un paio di metri la volta, parandomi con presa su talloni e gomiti, facendo attenzione a non farmi male. Ci sono delle caverne scavate nella roccia, larghe poco più di due metri. Mi vengono alla mente i Guanche che secoli addietro, storia ci racconta, si nascosero sulle montagne, per non sottomettersi ai conquistatori.

Si torna a camminare in pianura, verso il deserto di sabbia. E’ tornato il sole e mi tolgo la felpa. Seguendo i miei passi noto il cambio di paesaggio sotto i miei piedi. In pochi minuti le mie scarpe sono passate dallo schiacciare pietra vulcanica e scura all’argilla morbida con ciuffetti di erba spuntati qua e là dopo le piogge di fine novembre. E poi il verde si spegne e si accende il bianco immacolato del deserto sabbioso. E come ogni volta la sensazione è quella di camminare sulle nuvole. Siamo su una delle dune più alte del Parque Natural: circa trentadue metri di altezza, pari a un palazzo di dieci piani (impossibile calcolarne con precisione l’altezza perché il vento le cambia e le da nuove forme ogni volta). Turisti e non si divertono a lanciarsi in questo mare di sabbia e rotolano fino a giù. Siamo in pieno deserto ma poche centinaia di metri ed è già oceano. E lo raggiungiamo mentre il clima cambia per l’ennesima volta. Il sole si nasconde ancora dietro una nuvola di passaggio e io rimetto la felpa. Gli ultimi intrepidi vacanzieri escono dall’acqua e si asciugano infreddoliti. Guardo l’orologio. Fra qualche minuto pioverà e solo per pochi minuti. Le nuvole sulla mia isola sembra abbiano una gran fretta.

 

Inizia, infatti, a cadere la pioggia, dapprima poche gocce, poi si fa più insistente, ma come preannunciato, in pochi minuti è già un ricordo lontano. Qualcuno torna in acqua, altri si spalmano di nuovo la crema solare. La nuvola nera intanto è già arrivata a Lobos, dove si è scontrata con le nuvole provenienti da Nord e piove a dirotto. Ma a Corralejo è tornato il sole e mi viene da ridere, pensando all’ennesimo paradosso. Sono le 16:45 e in due ore e quarantacinque minuti ho fatto uno strano giro delle stagioni, proprio qui dove le stagioni non esistono. E poi c’è chi dice che su un isola non succede mai nulla.

Exit mobile version