Trasferirsi a Fuerteventura dal Marocco: la storia di Rashid

Di Graziana Morcaldi. 

Rashid è piccolo di statura e con il cappello da cuoco sembra un folletto. Mi dice che viene dal Marocco, dove ha lasciato una moglie e tre bambini. Non mi dice nient’altro. E’ dedito nel suo lavoro, è un gran lavoratore. Ogni tanto lo sorprendo a guardarmi incuriosito, un sorriso posato sulla faccia pulita da bravo ragazzo. Avverto subito un’energia positiva e provo una forte simpatia per lui. Con il passare dei giorni lascia cadere quel pudore e quel muro di rispettosa distanza. La simpatia è reciproca.

Ha trentanove anni Rashid, ma la faccia buffa di un bambino. Gli chiedo se gli va di raccontarmi della sua famiglia perché noto la luce malinconica dei suoi occhi, che nasconde dietro quei sorrisi puliti da bravo ragazzo. Mi mostra la fotografia di sua moglie, con il velo e un leggero filo di rossetto sulle labbra. Pelle color cappuccino e occhi nerissimi. La guardo insieme a lui, ma lui la guarda un pò di più, con quel velo di nostalgia negli occhi. Poi mi mostra i suoi bambini. La piccolina non ha nemmeno un anno e lui la conosce appena. Rashid è a Fuerteventura da oltre dieci anni, perché il Marocco era difficile da vivere e lui aveva bisogno di lavorare. E’ tornato in Marocco per sposarsi e ha portato la sua famiglia sull’isola. Non perché volesse lasciare la sua terra, ma perché Rashid doveva lavorare.

Noi italiani lasciamo la nostra terra perché non è in grado di trattenerci. Ne parliamo anche male, a volte. E troppe volte perdiamo, all’estero, il senso di comunità, che al contrario si rafforza nei marocchini. I mori di Fuerteventura hanno un profondo rispetto della madre patria. Non importa se li ha feriti o costretti ad andare via, la loro terra. E loro sono tutti fratelli, e in terra straniera lo sono ancora di più.

 trasferirsi a fuerteventura

 

Ma neanche Fuerteventura è stata clemente con Rashid e a un certo punto si è trovato senza lavoro. E’ stata una scelta difficile ma ha dovuto rimandare la sua famiglia in Africa.

Ora Rashid lavora come aiutante cuoco in un ristorante di fronte all’oceano. Ha ritrovato un equilibrio per sé e per la sua famiglia. Non beve e non fuma, la sua religione non glielo permette e lui porta un profondo rispetto per il Corano. E poi i soldi servono per i suoi bambini. Ha una famiglia Rashid, anche se piccolo e sorridente sembra lui stesso un bambino.

Gli chiedo come mai non fa tornare la sua famiglia sull’isola dato che adesso ha di nuovo un lavoro e una stabilità. La sua risposta mi sorprende.

“Perché ho paura” mi dice. “Se le cose dovessero andare male un’altra volta non sarebbe facile per dei bambini tornare in Marocco. Il contrario sì, ma il Marocco non è un posto facile da vivere, anche se le cose stanno migliorando”.

Eppure Rashid vorrebbe tornare a casa.

“Chi non vorrebbe tornare nella sua terra di origine?” domanda lui a me. Non gli rispondo perché mi accorgo di non avere una risposta. Ogni popolo che vive su quest’isola ha un diverso approccio all’espatrio vissuto. Così diversi l’uno dall’altro! Penso agli italiani, agli argentini, o ai brasiliani o ad altre decine di amici che ho e che povengono dai posti più disparati al mondo.

Quante storie ci sarebbero da raccontare..

Graziana

grazianamorcaldi@yahoo.it